di Roberto Fasciano

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martedì 27 ottobre 2026

Cercare una voce propria: il senso della mia ricerca musicale

Comporre, per me, significa cercare un linguaggio capace di dare forma a un pensiero personale. È una ricerca che mi accompagna dall’infanzia e che continua, ancora oggi, a guidare ogni mia scelta musicale.


Una domanda che accompagna ogni composizione

Da quando ho cominciato a comporre, da bambino, ho sempre sentito il bisogno di cercare una strada mia. La musica che ascoltavo mi affascinava, mi insegnava, accendeva la mia immaginazione. Ma, nel momento in cui mi sedevo al pianoforte per inventare, desideravo trovare qualcosa che mi appartenesse.

Con il tempo questa intuizione è diventata una domanda sempre più consapevole: che cosa ho davvero da dire attraverso la musica?

È una domanda che torna ogni volta che lavoro a un nuovo brano. Riguarda la melodia e il suo respiro, il rapporto fra le armonie, il movimento del ritmo, il peso di un silenzio. Riguarda la forma stessa della composizione e il modo in cui un’idea prende vita e si trasforma.

Non cerco una risposta definitiva. Cerco, piuttosto, di rimanere fedele a questa domanda.

Una cifra stilistica come necessità

Tutta la mia attività compositiva è attraversata dal desiderio di costruire una poetica personale: un insieme di scelte, immagini, gesti e relazioni sonore che, nel tempo, possano diventare riconoscibili.

La ricerca di una propria cifra stilistica, per me, non è un vezzo né il desiderio di apparire diverso a ogni costo. È un’esigenza profonda: trovare il modo più sincero per esprimere ciò che sento e ciò che penso.

Questo comporta anche un confronto continuo con me stesso. Una soluzione che ha funzionato in un brano può diventare una formula se la si ripete senza interrogarsi. Per questo cerco di ascoltare ogni nuova idea con attenzione, chiedendomi se abbia ancora qualcosa da raccontare e quale forma richieda.

Una voce personale non nasce improvvisamente e non si costruisce per dichiarazione. Si forma nel tempo, attraverso lo studio, l’ascolto, le scelte, i dubbi e il lavoro quotidiano.

La tradizione come punto di partenza

La mia ricerca nasce anche dall’amore per la musica dei grandi compositori. Le loro opere sono parte della mia formazione e continuano a offrirmi occasioni di scoperta.

Studiare la tradizione significa entrare in dialogo con pensieri musicali straordinari: osservare come una melodia respira, come un’armonia crea attesa, come una forma riesce a sostenere un’intera visione espressiva.

Ma sento che quel patrimonio debba essere attraversato e assimilato, fino a diventare parte di un percorso personale. Ogni autore che amo mi ricorda, con la forza della propria voce, quanto sia importante cercare la mia.

Per questo fatico a comprendere la scelta di riproporre modelli già ripetuti o di inseguire una formula perché riconoscibile e di successo. Le mode cambiano; ciò che continua a interessarmi è la possibilità di dare vita a una musica che abbia una propria necessità espressiva.

Il Mediterraneo, la memoria e il suono

Nella mia musica ritornano spesso il mare, il paesaggio mediterraneo, la memoria, il canto. Non sono soltanto immagini alle quali ispirarmi: sono parte del mio modo di sentire.

Il Mediterraneo, in particolare, rappresenta per me uno spazio di incontri e di stratificazioni. Custodisce sonorità antiche, ritmi popolari, gesti vocali e modi di vivere che possono continuare a parlare attraverso un linguaggio musicale di oggi.

Da qui nasce quella che definisco la mia ricerca sul Suono Mediterraneo Contemporaneo: un percorso nel quale le radici diventano materia viva, da ascoltare, trasformare e mettere in relazione con la sensibilità del presente.

In questo dialogo trovano spazio la scrittura modale, la ricerca armonica e ritmica, il lirismo melodico, l’improvvisazione e il silenzio. Ogni elemento assume un valore diverso a seconda dell’opera e della storia che desidera raccontare.

Una ricerca che continua

Comporre significa anche accettare di non sapere sempre dove si arriverà. A volte un brano nasce da una melodia; altre volte da una cellula ritmica, da un’immagine o da un’armonia che chiede di essere esplorata.

Il lavoro consiste nell’ascoltare ciò che emerge e nel trovare, attraverso lo studio e la sensibilità, la forma più adatta a custodirlo. Ci sono idee da sviluppare e altre da lasciare andare. Ci sono momenti in cui occorre aggiungere e altri in cui è necessario togliere, fino a lasciare ciò che davvero conta.

È un percorso che non considero concluso. Ogni composizione è una possibilità per conoscermi meglio, per ampliare il mio linguaggio e per continuare a cercare.

Il mio desiderio è che, dentro la musica, si possa riconoscere una presenza: un pensiero, una sensibilità, un modo personale di guardare e ascoltare il mondo.

E che, un giorno, qualcuno possa riconoscere quella voce ancora prima di leggere il mio nome.

Roberto Fasciano
Compositore e pianista