di Roberto Fasciano

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giovedì 18 giugno 2026

La melodia come luogo della memoria

Nel corso della storia della musica, pochi elementi hanno mantenuto una forza espressiva paragonabile a quella della melodia. Pur attraversando epoche, linguaggi e trasformazioni estetiche profonde, essa continua a rappresentare uno dei luoghi privilegiati dell'esperienza musicale, il punto in cui il pensiero astratto del compositore incontra la memoria e la sensibilità dell'ascoltatore.

La melodia non coincide semplicemente con una successione ordinata di altezze e durate, né può essere ridotta a un elemento ornamentale o a un espediente destinato a rendere più immediata la comunicazione musicale. Al contrario, essa costituisce una forma di pensiero: un modo di organizzare il tempo, di dare voce all'indicibile, di trasformare emozioni, immagini e ricordi in un discorso sonoro capace di oltrepassare i confini delle parole.

Forse è proprio per questo che i grandi melodisti continuano a parlarci con straordinaria intensità. In Chopin la melodia si manifesta come confessione intima, sostenuta da un equilibrio formale tanto rigoroso quanto discreto. In Schubert assume i contorni del viaggio interiore e della nostalgia, diventando memoria che continua a risuonare anche oltre il silenzio. In Bellini raggiunge una purezza quasi vocale, fondata sulla continuità del respiro e sulla ricerca di una linea essenziale. In Verdi, infine, si trasforma in teatro dell'anima, capace di dare forma alle passioni, ai conflitti e al destino umano.

Scrivere una melodia autentica rappresenta ancora oggi una delle sfide più complesse della composizione. La difficoltà non risiede nell'accumulare idee o nel ricercare a ogni costo l'originalità, ma nel riconoscere, tra molte possibilità, quella linea capace di sostenere un pensiero musicale senza disperderlo.

La costruzione melodica richiede una costante tensione tra libertà e rigore, tra intuizione e controllo formale. Ogni nota deve possedere una necessità espressiva, ogni intervallo deve contribuire alla direzione del discorso, ogni pausa deve partecipare al respiro complessivo della forma.

In questo senso, il lavoro del compositore assomiglia spesso a un paziente processo di sottrazione. La vera difficoltà non consiste nel trovare molte note, ma nell'individuare quelle indispensabili.

Nel mio percorso creativo, la melodia rappresenta il punto d'incontro tra memoria e contemporaneità. Molte composizioni nascono da un nucleo melodico iniziale: poche note che custodiscono un'immagine, una luce particolare, un paesaggio interiore o il ricordo di un luogo.

Il Mediterraneo, con la sua stratificazione di culture, la luce mutevole delle sue coste, il rapporto costante tra presenza e lontananza, costituisce una fonte inesauribile di suggestioni. Il mare, il vento, le pietre antiche, i silenzi e le memorie della mia terra entrano nella scrittura musicale non come elementi descrittivi, ma come tracce interiori che trovano nella melodia la loro forma più naturale.

Raccolte come I racconti del mare ed Echi lontani nascono proprio da questa ricerca: il tentativo di costruire un linguaggio contemporaneo che non rinunci alla cantabilità, alla chiarezza della forma e alla possibilità di instaurare un dialogo autentico con l'ascoltatore.

In un'epoca caratterizzata dalla rapidità della fruizione e dalla frammentazione dell'attenzione, la melodia continua a svolgere una funzione essenziale. Essa ci ricorda che la musica non è soltanto organizzazione del suono, ma esperienza del tempo, ascolto profondo e costruzione di significati condivisi.

Forse è proprio questa la sua forza più duratura: creare uno spazio di riconoscimento reciproco tra chi scrive e chi ascolta, trasformando un'esperienza individuale in una memoria comune.

Per questo, al di là delle tecniche, delle estetiche e dei linguaggi, una melodia autentica non ha bisogno di spiegarsi.

Trova da sola la strada verso chi ascolta.


Roberto Fasciano è pianista, compositore, clavicembalista e direttore d'orchestra. La sua ricerca artistica unisce lirismo melodico, influenze contemporanee e suggestioni mediterranee, con particolare attenzione al rapporto tra memoria, paesaggio e narrazione musicale. Tra le sue raccolte figurano I racconti del mare, Echi lontani, Storie al pianoforte e Preludes in Blue.

Grecale da I racconti del Mare di Roberto Fasciano

sabato 30 maggio 2026

Quando la musica contemporanea diventa riconoscibile: identità, ascolto e memoria del suono

Una riflessione sul rapporto tra composizione, identità musicale e ascolto contemporaneo: perché non basta scrivere musica nuova, se il suono non diventa memoria.


Una delle domande più urgenti del nostro tempo musicale non riguarda soltanto la possibilità di scrivere musica nuova. Riguarda qualcosa di più profondo: come può una musica contemporanea diventare riconoscibile? Non riconoscibile nel senso più superficiale del termine, come semplice marchio sonoro, formula ripetuta o effetto facilmente individuabile. Riconoscibile nel senso più alto: capace di generare una presenza, una memoria, una necessità.

Oggi si scrive, si registra e si pubblica moltissima musica. Le possibilità tecniche sono aumentate in modo straordinario. La produzione musicale è diventata più accessibile, più veloce, più diffusa. Ma questa abbondanza non ha automaticamente prodotto una maggiore identità. Anzi, spesso ha generato l’effetto opposto: una quantità enorme di suoni corretti, funzionali, anche piacevoli, ma difficili da distinguere davvero. Il problema non è la mancanza di competenza. Il problema è la mancanza di riconoscibilità profonda.

Una musica può essere ben scritta e tuttavia non lasciare traccia. Può essere raffinata e allo stesso tempo non produrre memoria. Può usare tecniche aggiornate, linguaggi complessi, materiali colti, ma restare priva di una vera necessità interna. È qui che si apre una questione decisiva: la contemporaneità non coincide con l’attualità del mezzo, né con l’uso di procedure moderne. Una musica è contemporanea quando riesce a parlare al proprio tempo senza dissolversi nella sua superficie.

La riconoscibilità non nasce dalla semplificazione. Questo è un equivoco molto diffuso. Si pensa spesso che, per riavvicinare la musica contemporanea all’ascoltatore, sia necessario renderla più facile, più immediata, più comunicativa nel senso più elementare del termine. Ma la storia della musica dimostra altro. Le opere che restano non sono necessariamente le più semplici. Sono quelle in cui anche la complessità possiede una forma percepibile. L’ascoltatore può non comprendere ogni procedimento tecnico, ma avverte quando un brano ha un centro, una direzione, un’identità.

La difficoltà, dunque, non è il vero ostacolo. Il vero ostacolo è l’indeterminatezza. Una musica può essere complessa e tuttavia chiara nella propria necessità. Può essere densa senza essere opaca. Può essere stratificata senza diventare arbitraria. Al contrario, una musica semplice può risultare vuota se non possiede una tensione interna. Il punto non è quanto materiale venga utilizzato, ma quale rapporto quel materiale stabilisca con la forma, con il tempo, con la memoria.

In questo senso, la riconoscibilità è il risultato di una costruzione. Non basta avere un tema, un’atmosfera, un colore, una suggestione. Serve un pensiero musicale capace di organizzare quegli elementi in modo coerente. Ogni linguaggio riconoscibile nasce quando il materiale smette di essere semplice materiale e diventa sistema. Una melodia, un intervallo, un ritmo, un modo, un gesto timbrico non hanno valore in sé. Acquistano valore quando entrano in una logica compositiva più ampia.

È qui che il discorso sulle radici diventa essenziale. La radice non deve essere intesa come ornamento identitario, né come ritorno nostalgico a un passato ideale. La radice è una forza di orientamento. Permette al suono di non nascere dal nulla, di non essere pura combinazione astratta, di non perdersi nell’indifferenza del presente. Ma perché diventi realmente fertile, deve essere trasformata. Una radice semplicemente esibita diventa folklore. Una radice interiorizzata può diventare linguaggio.

Il Mediterraneo, da questo punto di vista, non interessa come immagine decorativa. Non basta evocare il mare, la luce, la terra, il rito, la voce popolare o l’antico. Questi elementi, se non vengono rielaborati, restano superficie poetica. Il loro valore nasce quando diventano principi di costruzione: una certa idea del respiro musicale, una concezione modale del suono, una tensione tra canto e ritmo, un rapporto tra memoria e trasformazione, tra forma e racconto.

Una musica mediterranea , se vuole essere autentica, non può limitarsi a “suonare mediterranea”. Deve pensare mediterraneamente il suono. Deve trasformare una matrice culturale in grammatica, non in cartolina. Deve fare in modo che l’origine non sia semplicemente riconoscibile come provenienza, ma come forza interna del linguaggio. Il risultato più alto non si ha quando l’ascoltatore individua subito la fonte, ma quando percepisce una identità anche senza poterla nominare.

Questo vale per ogni vera ricerca compositiva. Chopin non è riconoscibile perché ripete formule esteriori, ma perché ogni elemento del suo linguaggio concorre a costruire un mondo. Debussy non è riconoscibile per un semplice colore armonico, ma per una diversa idea del tempo, della risonanza, della funzione del suono. Bartók non è riconoscibile perché cita il materiale popolare, ma perché lo trasforma in struttura. In tutti questi casi, la riconoscibilità non è un effetto: è una conseguenza del pensiero.

Oggi, invece, molta musica rischia di oscillare tra due estremi. Da una parte, la citazione del passato come rifugio rassicurante. Dall’altra, una neutralità contemporanea in cui tutto appare aggiornato, ma poco necessario. In entrambi i casi, il suono non costruisce memoria. Nel primo caso, perché resta prigioniero di ciò che è già stato. Nel secondo, perché non riesce a radicarsi in nulla. La vera sfida è un’altra: attraversare il passato senza imitarlo e abitare il presente senza subirlo.

Per questo il compositore contemporaneo non può più limitarsi a essere un produttore di brani. Deve tornare a essere un costruttore di senso. In un’epoca in cui la musica può essere generata, replicata, diffusa e consumata con estrema rapidità, la differenza non sta più soltanto nella correttezza del risultato. Sta nella densità del processo. Sta nella capacità di costruire una visione riconoscibile, di dare al suono una ragione d’essere.

La riconoscibilità, allora, non va confusa con la ripetizione. Non significa scrivere sempre la stessa musica. Al contrario, un linguaggio forte permette molte forme diverse proprio perché possiede un centro. Un compositore riconoscibile non è colui che riproduce sempre gli stessi gesti, ma colui che conserva una identità anche nella varietà. La sua musica può cambiare organico, dimensione, atmosfera, destinazione, ma continua a portare con sé una traccia profonda.

Questo è forse uno dei punti più delicati per la musica contemporanea: recuperare il rapporto con l’ascoltatore senza trasformarlo in mercato, consenso o semplificazione. L’ascoltatore non va inseguito abbassando il livello del pensiero musicale. Va rispettato attraverso una scrittura capace di trasmettere. Trasmettere non significa spiegare tutto. Significa creare una forma in cui chi ascolta possa percepire una direzione, una tensione, una necessità.

Una musica veramente contemporanea non deve scegliere tra profondità e comunicazione. Deve trovare il modo di farle convivere. Può essere colta senza essere chiusa. Può essere accessibile senza essere povera. Può essere evocativa senza diventare descrittiva. Può essere radicata senza essere nostalgica. Questo equilibrio è difficile, ma proprio in questa difficoltà si gioca la possibilità di un nuovo linguaggio.

Il tema decisivo, dunque, non è soltanto scrivere musica nuova. È scrivere musica che possa diventare memoria. Una memoria non passiva, non museale, non celebrativa, ma viva. Una musica capace di restare non perché imposta, spiegata o promossa, ma perché riconosciuta interiormente come necessaria. È questo il punto in cui il suono smette di essere evento momentaneo e diventa esperienza.

Forse la crisi della musica contemporanea nasce anche da qui: dalla perdita di un rapporto profondo tra identità, forma e ascolto. Non basta produrre. Non basta sperimentare. Non basta essere aggiornati. Bisogna costruire un mondo sonoro in cui ogni elemento trovi una ragione, una funzione, una direzione.

La musica che resta non è semplicemente quella che viene ascoltata. È quella che continua ad agire dopo l’ascolto. È quella che lascia una traccia, anche minima, nella memoria di chi l’ha attraversata. Ed è forse da questa esigenza che può nascere una nuova responsabilità compositiva: non aggiungere altro suono al rumore del presente, ma dare al suono una forma capace di durare. 


mercoledì 6 maggio 2026

Radici invisibili e forme necessarie: verso una nuova responsabilità del suono

 Nel nostro tempo esiste una tensione sottile ma decisiva: da un lato il desiderio di essere nuovi, dall’altro la necessità – spesso inascoltata – di essere veri.

La storia della musica occidentale ci ha consegnato un patrimonio immenso di forme, linguaggi, strutture. Eppure oggi, più che in altri momenti, si assiste a una frattura: il passato viene percepito come un peso da evitare oppure come un repertorio da citare superficialmente. In entrambi i casi, si perde qualcosa di essenziale.

La memoria, in musica, non è mai archivio. È energia attiva.

Non si tratta di recuperare stilemi, né di rievocare idiomi storici con atteggiamento filologico. Questo approccio, per quanto legittimo in ambito esecutivo o musicologico, diventa sterile quando viene trasposto nella creazione. La composizione non può permettersi di abitare nel passato, ma non può neppure prescindere da esso.

Il punto, allora, non è “da dove” si prende, ma “come” ciò che si prende viene trasformato.

In questa prospettiva, il Mediterraneo rappresenta una matrice privilegiata: non un luogo geografico, ma un campo di forze. Un crocevia di civiltà, di sistemi modali, di ritmi organici, di relazioni tra suono e parola, tra musica e rito. Qui la memoria non è mai lineare, ma stratificata. E proprio per questo, fertile.

Il rischio più grande della scrittura contemporanea non è l’incomprensibilità, ma l’irrilevanza.

Quando il suono non è più portatore di una necessità interna, diventa decorazione. Quando non esiste una tensione tra origine e destinazione, la forma si svuota e resta solo superficie. È in questo spazio che nasce quella sensazione diffusa di distanza tra musica e ascoltatore, tra linguaggio e percezione.

Ma la soluzione non è semplificare.

Ridurre la complessità non significa recuperare il senso. Al contrario, è proprio nella complessità – quando è organica e non artificiale – che il suono ritrova profondità. Ciò che manca, semmai, è una complessità riconoscibile: una scrittura capace di essere stratificata senza essere opaca, densa senza essere chiusa.

Qui entra in gioco una responsabilità nuova del compositore.

Non basta più costruire strutture coerenti. Non basta padroneggiare tecniche e linguaggi. È necessario interrogarsi sul perché del suono, sulla sua funzione, sul suo rapporto con chi ascolta. Non in termini di consenso, ma di trasmissione.

Una musica che non trasmette nulla – anche quando è perfettamente costruita – è una musica che ha perso il proprio centro.

Il cosiddetto “suono mediterraneo contemporaneo” si inserisce proprio in questa linea di ricerca: non come stile definito, ma come orientamento. Un tentativo di restituire al suono una densità simbolica, una riconoscibilità profonda, una capacità di evocazione che non sia immediata banalità ma nemmeno astratta autoreferenzialità.

In questo senso, la radice non è un vincolo. È una condizione di possibilità.

Solo ciò che è radicato può trasformarsi senza dissolversi. Solo ciò che possiede una memoria interna può evolvere senza perdere identità. E forse, oggi più che mai, la vera contemporaneità non consiste nell’inventare da zero, ma nel saper attraversare il tempo senza esserne schiacciati.

Scrivere musica, allora, significa abitare una soglia: tra ciò che è stato e ciò che ancora non esiste, tra il suono che conosciamo e quello che ancora non sappiamo ascoltare.

È in questo spazio che la memoria diventa futuro.

domenica 19 aprile 2026

Il canto di Armida – Roberto Fasciano | brano per violoncello solo da Apuliae Suite

Ci sono composizioni che non nascono da un’idea musicale in senso stretto, ma da una presenza. Il canto di Armida, brano per violoncello solo tratto dall’album Apuliae Suite, si colloca esattamente in questa dimensione: non come racconto, ma come evocazione di una figura sospesa tra leggenda e storia, tra memoria e immaginazione.


Secondo la tradizione, Armida era la bellissima moglie di un castellano, dai capelli corvini e dagli occhi azzurri, protagonista di una vicenda segnata dalla passione e dalla tragedia. Scoperta in una relazione con un cavaliere, fu testimone della sua uccisione per mano del marito e successivamente rinchiusa nelle segrete del castello, dove morì dopo anni di prigionia, consumata dalla disperazione. La leggenda racconta che il suo spirito non abbia mai abbandonato quei luoghi e continui a vagare tra le mura, alla ricerca di un amore perduto, incapace di trovare pace.

Accanto a questa narrazione si colloca una traccia storica documentata, che introduce un ulteriore livello di profondità. Nel 1268, infatti, Sifridina, Contessa di Caserta, fu imprigionata nelle segrete dello stesso castello per aver complottato contro gli Angioini. Dopo undici anni di prigionia, nel 1279, morì senza aver riconquistato la libertà. È plausibile che, nel corso dei secoli, la sua figura si sia sovrapposta a quella leggendaria di Armida, dando origine a una fusione tra realtà e immaginazione, tra documento e racconto. Due donne, forse una sola memoria.

Il canto di Armida non si propone di raccontare questi eventi in modo descrittivo. Non c’è narrazione diretta, né volontà di tradurre in suono una sequenza di fatti. Il brano nasce piuttosto dall’idea di una voce che attraversa il tempo, che non appartiene più a un corpo ma continua a esistere come traccia, come eco. In questo senso, il violoncello diventa lo spazio in cui questa presenza si manifesta: non come rappresentazione, ma come emergenza sonora.

La scelta del violoncello solo non è casuale. Affidato a un solo strumento, il discorso musicale si sviluppa in modo autosufficiente: il violoncello non è solo voce melodica, ma anche fonte armonica, capace di generare al proprio interno la complessità del linguaggio. La sua vicinanza alla voce umana non è qui un semplice dato timbrico, ma una condizione strutturale: il suono respira, si incrina, si tende, si ritrae. Non accompagna, non descrive, ma si pone come voce autonoma, fragile e inevitabile.

La scrittura si sviluppa in un equilibrio costantemente instabile tra continuità e frattura, tra linea e sospensione. Non c’è compiacimento virtuosistico, né ricerca dell’effetto. Il materiale musicale procede per progressivi affioramenti, per tensioni interne, lasciando che il senso emerga nel tempo, senza imporsi. È una forma che non si dichiara, ma si rivela nell’ascolto.

In questo contesto, l’interpretazione assume un ruolo decisivo. Il violoncellista Luciano Tarantino restituisce al brano una dimensione autentica, in cui il suono non è semplicemente prodotto, ma abitato. La sua lettura mette in luce la profondità timbrica dello strumento e la tensione interna della scrittura, restituendo quella qualità sospesa che costituisce il nucleo espressivo del pezzo.

All’interno di Apuliae Suite, progetto vincitore del bando Puglia Sounds Record, Il canto di Armida rappresenta un momento di concentrazione e isolamento. Se la raccolta nel suo insieme esplora il rapporto tra musica, territorio e memoria, questo brano sospende il dialogo per lasciare spazio a una voce sola, più esposta e, proprio per questo, più vulnerabile.

In un contesto contemporaneo in cui la musica tende spesso a riempire e a saturare, Il canto di Armida si muove in direzione opposta. Lavora per sottrazione, riduce il materiale, elimina il superfluo. Non offre una lettura immediata, né cerca consenso. Chiede tempo, attenzione, disponibilità all’ascolto. Più che un brano, è uno spazio da attraversare, in cui il suono non è soltanto forma, ma esperienza.

🎧 Il canto di Armida, da Apuliae Suite, è disponibile su tutte le principali piattaforme digitali.
Composizione e pianoforte: Roberto Fasciano
Violoncello: Luciano Tarantino

Il canto di Armida - Spotify

Il canto di Armida - YouTube

sabato 17 gennaio 2026

Passaggio ad Auschwitz: una pagina musicale per la Giornata della Memoria

 In occasione della Giornata della Memoria, che ricorre ogni anno il 27 gennaio, è tornato al centro dell’attenzione Passaggio ad Auschwitz, brano per pianoforte del pianista e compositore Roberto Fasciano, musicista pugliese attivo tra composizione, didattica e produzione musicale contemporanea.

Il brano, già pubblicato e disponibile all’ascolto, nasce come riflessione musicale sul dolore e sulla sofferenza delle vittime dei campi di concentramento nazisti. Auschwitz – luogo divenuto simbolo della cosiddetta “soluzione finale” – rappresenta uno degli abissi più profondi della storia umana, teatro dello sterminio di oltre un milione di persone, in gran parte ebrei.



Una scrittura pianistica come testimonianza

Passaggio ad Auschwitz non è musica descrittiva né illustrativa in senso tradizionale. La scrittura pianistica si sviluppa invece attraverso un linguaggio potente, drammatico e incalzante, in cui la tensione espressiva è costantemente sostenuta da una materia sonora densa, aspra, priva di compiacimenti lirici. Il pianoforte diventa veicolo di un’urgenza narrativa che non allude, ma afferma, non frammenta, ma incide.

La forza del discorso musicale risiede nella sua capacità di trasmettere il peso storico ed emotivo della tragedia, trasformando il suono in atto di responsabilità. Il pianoforte si fa così strumento di memoria attiva: non racconta, ma testimonia. Non offre consolazione, ma impone un confronto diretto con la violenza della Storia. In questa prospettiva, la composizione si colloca all’interno di una poetica che concepisce la musica come spazio etico prima ancora che estetico, luogo di consapevolezza e di ascolto necessario.

Dal teatro alla raccolta pianistica

Il brano ha avuto anche una significativa vita teatrale: Passaggio ad Auschwitz è stato utilizzato nelle musiche di scena composte da Roberto Fasciano per il capolavoro teatrale di Peter Weiss, L'istruttoria, con la regia di Marco Pilone.

Un contesto drammaturgico di altissimo valore civile, in cui la musica assume un ruolo strutturale: non semplice accompagnamento, ma elemento di profondità emotiva e storica, in dialogo costante con la parola e la scena.

Successivamente, il brano è stato inserito nella raccolta pianistica Storie al pianoforte (Ed. Academy 2009), progetto che riunisce composizioni legate a temi narrativi, storici e memoriali, confermando l’attenzione dell’autore per una musica capace di interrogare il presente attraverso il passato.

Memoria, responsabilità, ascolto

Riproporre oggi Passaggio ad Auschwitz significa riaffermare il valore della memoria come responsabilità collettiva. In un tempo in cui la distanza storica rischia di trasformarsi in indifferenza, la musica può ancora offrire uno spazio di ascolto profondo, non retorico, non spettacolare.

La Giornata della Memoria non è soltanto commemorazione, ma esercizio critico di consapevolezza. In questo senso, la musica – quando rinuncia a ogni forma di compiacimento – può diventare uno strumento potente di riflessione e di testimonianza.

Passaggio ad Auschwitz si inserisce in questa prospettiva: una pagina pianistica essenziale, severa, necessaria.

venerdì 26 dicembre 2025

Puer Apuliae: oggi 26 dicembre 2025 esce il mio brano per cinque violoncelli dedicato a Federico II

 Oggi, 26 dicembre 2025, nel giorno del compleanno di Federico II di Svevia, pubblico sulle principali piattaforme digitali il singolo “Puer Apuliae”, una composizione per cinque violoncelli che ho scritto nel 2022. Ho scelto questa data con intenzione: non come semplice ricorrenza, ma come segno simbolico. Federico II – lo “Stupor Mundi” – è una figura che ha inciso profondamente nella storia culturale del Mediterraneo e della Puglia; la sua eredità non è solo materia da manuale, ma continua a generare immaginari, tensioni e domande. In Puer Apuliae ho provato a trasformare quell’energia in musica.

Sono un compositore tranese contemporaneo, attivo nel panorama musicale italiano, e in questo progetto ho voluto coniugare due direttrici che considero centrali nel mio lavoro: da un lato la scrittura strumentale come architettura (struttura, polifonia, registri, equilibrio); dall’altro l’idea che la musica possa essere una forma di racconto, capace di evocare identità, memoria e territorio senza diventare illustrazione.

Perché “Puer Apuliae”

Il titolo Puer Apuliae richiama la Puglia come luogo di formazione e di destino, e la giovinezza come origine di una traiettoria. Federico II, pur essendo una figura “europea” e mediterranea insieme, è legato in modo speciale a questa terra. Ho immaginato il brano come un percorso: non una biografia in suoni, ma una narrazione per immagini interiori, dove la musica alterna densità e rarefazione, chiarezza e mistero, energia e contemplazione.

In altre parole: mi interessava l’idea di una presenza, più che la descrizione di un evento. L’ascolto, idealmente, dovrebbe restituire una tensione costante fra radicamento e apertura, fra identità territoriale e respiro universale.

Un organico raro: cinque violoncelli

Scrivere per cinque violoncelli significa lavorare con un “monocolore” timbrico che, proprio perché apparentemente uniforme, obbliga a una ricerca molto fine. Il violoncello può essere voce, basso, sostegno armonico, canto lirico, contrappunto, materia scura e luce improvvisa. In un quintetto di violoncelli la sfida è duplice:

  • mantenere leggibilità nella stratificazione;

  • creare profondità senza appesantire il suono.

In Puer Apuliae la polifonia non è un ornamento: è il modo con cui la musica costruisce spazio, prospettiva e significato. Le linee si intrecciano, si sostengono, si contraddicono, talvolta si addensano fino a diventare “architettura” timbrica. È anche per questo che, a livello immaginativo, il mio pensiero è tornato più volte alle geometrie e ai simboli dell’Italia meridionale federiciana.

Il brano dal vivo: Apulia Cello Ensemble

Prima di arrivare alla pubblicazione digitale, Puer Apuliae ha già avuto una vita importante: è stato eseguito con successo in tournée dal Quintetto Apulia Cello Ensemble. Per un compositore, il passaggio dal foglio al suono reale è decisivo: l’interpretazione dal vivo chiarisce, mette alla prova, conferma o suggerisce nuovi dettagli. Quelle esecuzioni hanno dato al brano concretezza, respiro, esperienza pubblica.

Oggi, con l’uscita sulle piattaforme, Puer Apuliae entra in una fase diversa: quella dell’ascolto ripetuto, della scoperta per dettagli, della fruizione individuale.

Una produzione particolare: la registrazione multitraccia di Sérgio Rabello

La versione che pubblico oggi nasce da una registrazione in multitraccia realizzata dal violoncellista brasiliano Sérgio Rabello. Questa scelta produttiva non è “solo tecnica”: il multitracking, in un brano polifonico e stratificato, consente un controllo molto accurato sull’equilibrio tra le parti, sulla chiarezza delle linee, sulla resa dinamica e sulle micro-intonazioni dell’insieme.

Il risultato che cercavo era una tessitura profonda ma leggibile: una densità sonora in cui il dettaglio non venga inghiottito, e in cui la polifonia rimanga percepibile anche a un ascolto non specialistico. In questo senso, la produzione diventa parte integrante dell’interpretazione.

Perché pubblicarlo proprio oggi

Pubblicare Puer Apuliae il 26 dicembre significa legare una nuova musica al giorno di nascita di Federico II, e quindi alla sua capacità – ancora attuale – di essere ponte fra mondi, culture e linguaggi. È un gesto simbolico che mi interessa anche sul piano contemporaneo: oggi più che mai abbiamo bisogno di strumenti (anche artistici) per pensare l’identità non come recinto, ma come dialogo.

Tra i compositori tranesi viventi, sento il dovere e la responsabilità di contribuire a una narrazione culturale in cui Trani e la Puglia non siano soltanto cornice, ma contenuto vivo: ricerca, visione, progettualità.

Ascolta “Puer Apuliae” (link)

Da oggi Puer Apuliae è disponibile su Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube Music e sulle principali piattaforme.

Se vuoi sostenere concretamente il progetto: il gesto che aiuta di più è ascoltare, salvare tra i preferiti e condividere.

Ascolta ora Puer Apuliae Spotify

domenica 7 dicembre 2025

Il sogno e la memoria: la nuova pubblicazione digitale di un brano del 2009 dalle “Storie al pianoforte”

 Con l’uscita del nuovo singolo Il sogno e la memoria, Roberto Fasciano torna a condividere una pagina significativa del suo repertorio pianistico. Il brano, composto nel 2009 e pubblicato nella raccolta Storie al pianoforte (Edizioni Academy), è un tassello prezioso della produzione dell’autore: una musica che esplora il rapporto tra sogno, ricordo e interiorità attraverso un linguaggio limpido e profondamente comunicativo.

La raccolta Storie al pianoforte riunisce una serie di brani nati con una forte vocazione narrativa. Ogni pezzo sembra raccontare un frammento di vita, un’immagine, una sensazione catturata nel tempo. In questo contesto, Il sogno e la memoria rappresenta forse uno dei momenti più contemplativi: il gesto pianistico diventa voce interiore, la melodia emerge come un ricordo lontano che affiora alla superficie, mentre l’armonia accompagna questo processo con discrezione e delicatezza.

Dal punto di vista musicale, il brano si caratterizza per la sua struttura essenziale ma evocativa. Le frasi sono scolpite con attenzione, quasi come se ogni nota fosse un passo in un paesaggio emotivo privato. La scrittura pianistica è fluida, con un equilibrio costante tra linearità melodica e spazi di risonanza. L’aspetto timbrico, particolarmente curato, crea un’atmosfera sospesa, in cui il tempo sembra dilatarsi.

La pubblicazione del singolo su tutte le principali piattaforme digitali rappresenta un momento importante: un’opera pianistica nata più di quindici anni fa trova oggi una nuova vita nel contesto contemporaneo dello streaming, rendendosi accessibile a un pubblico più ampio e variegato. Per chi segue il percorso compositivo di Roberto Fasciano, si tratta di un ulteriore tassello nella costruzione di un repertorio coerente, riconoscibile e profondamente personale.

Il sogno e la memoria invita l’ascoltatore a un viaggio intimo, in cui memoria e immaginazione si intrecciano in un linguaggio musicale che non ha bisogno di grandi gesti per comunicare. È un brano che parla sottovoce, ma con sincerità.

La versione digitale del brano è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.

ROBERTO FASCIANO Il sogno e la Memoria

mercoledì 5 novembre 2025

Roberto Fasciano — “Ed è subito follia”: nuovo singolo per pianoforte (da Storie al pianoforte)

Storie al pianoforte è una raccolta nata dal rapporto più diretto e personale tra il pianista e il proprio strumento: una narrazione senza parole, fatta di immagini interiori, emozioni improvvise e memorie che affiorano.


“Ed è subito follia” è uno dei brani più intensi di questa raccolta. Una pagina in cui il moto del pensiero diventa musica, trasformandosi in un vortice improvviso, in una vertigine emotiva, in un lampo che attraversa l’anima.

«Un lampo nella mente, una vertigine improvvisa: ed è subito follia.»

Carattere e linguaggio musicale

Il brano è scritto in Re minore e presenta un andamento animato, con una scrittura pianistica tesa, nervosa, a tratti quasi concitata.

  • Sezione A (4/4): figura ritmica incalzante, frasi brevi, respiro agitato.
  • Sezione B (4/4): intensità crescente, tensione armonica che si dilata.
  • Ripresa di A (6/4): la metrica si allarga, come un cuore che accelera.
  • Coda (4/4): un ritorno improvviso al silenzio, sospeso.

Il carattere è tormentoso e drammatico, ma non privo di fragilità: è il momento in cui la ragione vacilla e l’emozione prende il sopravvento.

Un brano che ha già una storia

Alcuni brani della raccolta sono stati utilizzati come colonna sonora dello spettacolo teatrale L’Istruttoria di Peter Weiss, con la regia di Marco Pilone: contesto in cui la musica ha dato voce a stati psicologici estremi, tensioni profonde e silenzi pieni di significato.

Ascolta “Ed è subito follia”

🎧 Spotify: Ascolta ora
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La musica è un luogo interiore. Ogni ascolto è una piccola rivelazione.

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venerdì 31 ottobre 2025

Roberto Fasciano – The Angel of Darkness: un racconto in musica tra luce e ombra

 

Un nuovo brano per pianoforte di Roberto Fasciano


The Angel of Darkness è una composizione originale per pianoforte di Roberto Fasciano, scritta in tempo ternario (Andante, 3/4), dal carattere dolce e malinconico. Il brano nasce dal desiderio di tradurre in suono la sottile linea che separa la luce dall’oscurità, la pace dal silenzio, la notte dal primo chiarore dell’alba.

L’opera si sviluppa attraverso un linguaggio melodico limpido e intimamente cantabile, sostenuto da un’armonia trasparente e riflessiva. Le sonorità sono morbide, la pulsazione regolare e quasi ipnotica, come se ogni battito racchiudesse un respiro, una preghiera, un gesto sospeso nel tempo.

Un’ispirazione notturna

La scena immaginata è quella di un angelo della notte che, seduto su una mezzaluna argentata, ascolta la musica del mondo e la trasforma in luce. La notte diventa così il luogo dell’ascolto, della memoria e della rinascita. L’oscurità non è più assenza, ma un silenzio che prepara la rivelazione.

In questo senso, The Angel of Darkness rappresenta una delle pagine più poetiche del repertorio pianistico di Roberto Fasciano: una musica capace di evocare immagini e sentimenti, di unire contemplazione e speranza, malinconia e dolcezza.

Struttura e linguaggio musicale

Il brano è costruito su una forma libera, in cui episodi contrastanti emergono e si dissolvono con naturalezza. Il tema principale ritorna più volte, come un ricordo che non vuole svanire. La scrittura armonica, pur restando tonale, si apre a sfumature modali e cromatiche che ampliano la percezione dello spazio sonoro.

L’uso del registro medio-grave del pianoforte crea profondità, mentre la linea melodica, spesso affidata alla mano destra, disegna archi espressivi che si distendono in un clima di sospensione e quiete.

Musica per un momento di silenzio

Come molte delle opere di Roberto Fasciano, anche The Angel of Darkness è pensato per chi desidera ritrovare nel suono un luogo di intimità. È una musica che parla piano, che invita all’ascolto profondo, che accompagna la meditazione, la lettura o la semplice contemplazione di una sera d’autunno.

Guarda e ascolta il video ufficiale

Il video ufficiale di The Angel of Darkness è pubblicato sul canale YouTube di Roberto Fasciano e offre un racconto visivo parallelo: un viaggio poetico tra immagini, luce e suono, in cui la figura dell’angelo si intreccia con quella del pianista, fino a dissolversi nella stessa musica.

🎧 Guarda il video su YouTube → The Angel of Darkness


lunedì 27 ottobre 2025

Danza delle foglie d’autunno – un racconto musicale per pianoforte (uscita 29 ottobre 2025)

 La musica ha la capacità di raccogliere il tempo che scorre: un attimo di vento, una foglia che cade, un eco che vibra. È da questa intuizione che nasce Danza delle foglie d’autunno, il mio nuovo brano per pianoforte solo tratto dalla raccolta Storie al pianoforte.

In questo lavoro ho immaginato una passeggiata in un bosco autunnale: i tasti del pianoforte diventano rami, le pause fra i suoni lasciano spazio al respiro dell’aria, la melodia si fa fruscio. Non è una descrizione narrativa precisa, ma una cornice aperta: un invito a riconoscere, ciascuno, la propria foglia, il proprio tempo che scivola.

Dal punto di vista compositivo, ho privilegiato una scrittura sobria e trasparente. Le figurazioni non puntano alla virtuosità: preferiscono invece un’attenzione timbrica, un uso del silenzio, un equilibrio fra densità e leggerezza. L’armonia resta essenziale, la melodia sussurra. Anche la risonanza della tastiera diventa parte del racconto: lasciare che il suono si depositi, che lo spazio fra le note conti quanto le note stesse.

Quando ascoltarlo? Questo brano è pensato per i momenti di riflessione, per la concentrazione lieve, per un cambio di prospettiva: magari dopo una passeggiata, con cuffie o in un ambiente tranquillo, lasciando che il tempo rallenti. Non serve una conoscenza tecnica approfondita: è un invito semplice e diretto all’ascolto consapevole.

📅 Danza delle foglie d’autunno sarà disponibile da mercoledì 29 ottobre 2025 su tutte le principali piattaforme digitali (Spotify, Apple Music, Amazon Music e via dicendo). Appena i link saranno attivi, aggiornerò questo articolo con il collegamento diretto all’ascolto e una breve nota di ascolto.

Grazie per l’attenzione e per il tempo che dedicherete all’ascolto: la musica è davvero il tempo condiviso.

domenica 26 ottobre 2025

Roberto Fasciano — I racconti del mare: genesi e viaggio nella musica per pianoforte

 

Presentazione dell’opera “I racconti del mare”

  • I racconti del mare – Roberto Fasciano, raccolta di composizioni per pianoforte ispirate al mare


I racconti del mare
è una raccolta di brani per pianoforte che nasce dal desiderio di tradurre in musica il linguaggio del mare, i suoi respiri, i suoi silenzi, le sue metamorfosi.

Non è solo un ciclo pianistico, ma un percorso poetico e interiore: ogni brano è una visione, un’emozione, un frammento di tempo che il mare custodisce e restituisce a chi sa ascoltare.

Composta nel 2007 e pubblicata da Florestano Edizioni, la raccolta è stata incisa nello stesso anno presso il Lab Sonic Studio di Matera, e rappresenta una delle tappe più significative della mia ricerca compositiva.
In questi brani convivono elementi della tradizione classica e della modernità: linguaggi tonali e modali, armonie aperte, accordi estesi, ritmi che richiamano le maree.
Il pianoforte diventa paesaggio, voce e respiro: a volte moto ondoso, a volte luce, a volte silenzio.

Ogni titolo rimanda a una suggestione — Orme, Alba sul Mediterraneo, Volo di Gabbiani, Il canto del mare, Il respiro… — e ognuno di questi racconti nasce da un’immagine, da una memoria, da un suono interiore.
Attraverso il mare si parla della vita: di ciò che resta e di ciò che scompare, del tempo, della memoria, dei sentimenti profondi che abitano l’animo umano.

Ascoltare I racconti del mare significa lasciarsi attraversare da questo movimento continuo: come onde, i suoni si rincorrono e si dissolvono, cercando — in ogni nota — un punto d’incontro tra la natura e l’anima, tra la musica e il silenzio.


Alba sul Mediterraneo

“Alba sul Mediterraneo” nasce da un momento sospeso, quando la notte si ritira e la luce del giorno comincia a respirare.
Il mare diventa specchio del cielo, e in quel riflesso si accende la speranza del nuovo giorno.

Didascalia:
«Nella calma delle ore del mattino, si ritira l’oscurità silente, mentre i primi raggi di sole si riflettono su uno specchio d’acqua in un contrappunto di luci e ombre.»

La musica si apre lentamente, come un orizzonte che si schiarisce: un canto di luce e di rinascita, dove le voci del contrappunto si intrecciano come raggi che attraversano l’acqua.


Il Canto del Mare

“Il canto del mare” è una pagina poetica e luminosa: il pianoforte disegna un’onda quieta, fatta di linee cantabili e legature morbide che si aprono e si richiudono come un respiro lento. Le armonie, lievemente cangianti, sostengono una melodia essenziale, lasciando spazio a silenzi trasparenti e a un tempo interiore che scorre senza fretta. Non c’è descrizione letterale: c’è l’immagine del mare calmo, l’orizzonte che si schiarisce, la luce che si posa sull’acqua

Didascalia: «Suoni d'acqua, suoni di vento e di terra si fondono nel magico canto del mare.»

Un brano di misura e chiarezza, dove l’emozione nasce dalla semplicità del gesto e dalla sospensione dell’ultimo accordo — come uno sguardo che resta sulla linea del mare.

Il Respiro

“Il Respiro” evoca il ritmo invisibile dell’oceano, il suo eterno alternarsi di moto e quiete.
È un canto vitale e fluido, che parla di movimento, di energia e di ritorno.

Didascalia:
«Il respiro del mare si perpetua suadente nelle maree, nelle onde e nella risacca.»

Il pianoforte diventa il traduttore di questa forza naturale: le note si muovono come onde, respirano, si espandono e si ritirano, in un equilibrio continuo tra sospensione e rilascio.

Orme

Come impronte lasciate sulla sabbia, “Orme” è un brano che racconta ciò che resta e ciò che svanisce.
Le onde cancellano i segni del nostro passaggio, ma ne conservano la memoria, come un’eco lontana.

Didascalia:
«Orme delebili, lasciate come calchi al nostro passaggio, si inseguono alla ricerca del tempo.»

La musica si muove in un ritmo continuo, come il respiro del mare, alternando sospensioni e ritorni, mentre il suono del pianoforte diventa il passo del tempo che scorre e si dissolve.

Il Castello di Sabbia

“Il Castello di Sabbia” è un ricordo che riaffiora, una pagina di memoria che si dissolve come sabbia bagnata.
È la nostalgia dell’infanzia, della bellezza fragile e del tempo che scorre in silenzio.

Didascalia:
«L’incanto di un castello; il nostro passato riemerge alla memoria e svanisce come sabbia bagnata.»

Il brano si muove con dolcezza e malinconia: la melodia, ampia e cantabile, si intreccia con arpeggi delicati in 6/8, come onde leggere che accarezzano la riva.
Nella coda finale, la musica si spegne lentamente su un pedale di Fa, come un carillon che smette di suonare, lasciando un’eco di sogno e serenità.

Orizzonti

“Orizzonti” è un invito a guardare lontano, a superare i confini visibili per scoprire ciò che attende oltre.
È una musica che respira libertà, speranza e movimento interiore.

Didascalia:
«Gli orizzonti sono negli occhi di chi vede lontano, nel cuore di chi spera, nell’anima di chi ha pace.»

Il brano alterna slancio e quiete: la sezione A, animata da ritmi sincopati e accordi ampi, suggerisce energia e desiderio di scoperta; la sezione B, più pacata, è un momento di riflessione, come una pausa contemplativa tra due viaggi.
La ripresa finale unisce questi due mondi in un’unica visione serena e luminosa.

Grecale

“Grecale” è il vento che soffia forte sul mare e ne modella la superficie, le vele, le rocce.
È energia pura, luce, moto, libertà.
Un brano che unisce virtuosismo e poesia, evocando la forza dinamica degli elementi naturali.

Didascalia:
«Il soffio del vento sfiora la superficie del mare e prende forma nei mille spruzzi d’acqua, nelle bianche e gonfie vele, nelle rocce scolpite.»

La musica procede con slancio e impeto: le raffiche di vento diventano rapide volatine e accordi incisi, le onde si infrangono in un ritmo irregolare e potente, fino a dissolversi in un respiro di luce.

Volo di Gabbiani

“Volo di Gabbiani” racconta la libertà, la leggerezza e la grazia di un volo che attraversa il cielo.
È il mare visto dall’alto, sospeso tra vento e silenzio, tra la terra e l’infinito.

Didascalia:
«I disegni di un volo libero, evoluzioni di un gabbiano, animano lo spazio incontrastato di un’aria tersa, nel cielo azzurro di primavera.»

Il pianoforte diventa respiro e movimento: la musica si libra nell’aria, si alza e si distende come ali che si aprono alla luce, evocando la purezza e la bellezza del volo.

Al Crepuscolo

“Al Crepuscolo” nasce dal dialogo silenzioso tra luce e ombra, tra ciò che finisce e ciò che inizia.
È un momento sospeso, dove il tempo rallenta e lascia spazio al pensiero.

Didascalia:
«Uno sguardo al passato e uno al futuro. Con questi pensieri mi perdo nella luce soffusa e misteriosa del crepuscolo.»

Il brano, in Mi bemolle maggiore, si muove con passo lento e meditativo: la melodia cantabile si intreccia con armonie arricchite da none e tredicesime, che creano un colore moderno e raffinato.
La sezione centrale, più mossa, si apre come un raggio di luce prima del tramonto, per poi tornare a un’atmosfera intima e raccolta, fino a dissolversi nella calma della sera.

Riflessi di Luna

“Riflessi di Luna” è una visione poetica: la luce lunare che danza sull’acqua, trasformando il silenzio notturno in musica.
È il momento in cui il mare diventa specchio del cielo, e il suono si fa riflesso.

Didascalia:
«C'era una luna tutta sola, in un cielo stellato, quasi viola. Col suo volto luminoso, sul mare si specchiò. E il mare, generoso, abbracciò quello spicchio di luna non più sola.»

La scrittura alterna dolcezza e trasparenza: gli arpeggi della mano sinistra terminano spesso su una nona sospesa, mentre la melodia scorre serena e sognante.
Nella sezione B, il ritmo puntato e il gioco tra figura e sfondo evocano il tremolio della luce che si rifrange sulle onde.
La coda, intima e contemplativa, chiude il brano come un respiro sotto la luna, tra sogno e realtà.

Pensieri sommersi

“Pensieri sommersi” è un viaggio interiore, un’immersione nella profondità dell’anima, dove le emozioni si muovono lente come correnti sottomarine.
È la parte più intima e riflessiva de I racconti del mare, dove il tempo sembra sospeso e ogni nota diventa pensiero.

Didascalia:
«Scorrono i pensieri, corre la mia penna su un foglio, come trascorre il tempo. Tutto fugge via senza orma, né traccia, tra la nebbia d’inverno, il silenzio sotto le stelle, la pioggia che scende, il moto delle onde; ma qualcosa resta. L’amore è immortale.»

Il brano, in Re bemolle maggiore, unisce una melodia cantabile a un linguaggio armonico ricco e dilatato.
Le terzine regolari e gli accordi ampi creano una sensazione di respiro e continuità.
È una pagina di grande intensità lirica e spirituale: un pensiero che affiora, un ricordo che non si dissolve, un’emozione che rimane — come un’eco nel profondo del mare.

Ascolta i Racconti del Mare:

Spotify: I racconti del mare

YouTube: I racconti del Mare

SoundCloud: I racconti del Mare


Acquista la raccolta di spartiti su Ebay: I racconti del mare




mercoledì 15 ottobre 2025

Scrivere il suono: dietro le quinte di “Pagine da un diario” (uscita 18 ottobre 2025)

 Pagine da un diario nasce come riflessione sul tempo interiore: piccole pagine non scritte con l’inchiostro, ma con il suono. Ogni sezione è un appunto dell’ascolto, un frammento che prova a trattenere la memoria mentre scorre. Il pianoforte diventa voce narrativa, con dinamiche sobrie e un’attenzione particolare alla risonanza: l’armonia è essenziale, la melodia affiora come un ricordo.


Nella scrittura pianistica ho cercato trasparenza e respiro. Le figurazioni non sono virtuosistiche: preferiscono il dettaglio timbrico, la cura delle pause, l’equilibrio fra densità e silenzio. L’obiettivo non è descrivere una storia univoca, ma aprire uno spazio in cui ciascuno possa riconoscere la propria pagina interiore.

Quando ascoltarlo (e perché): è un brano adatto ai momenti in cui serve concentrazione lieve o un cambio di prospettiva. Funziona bene in cuffia, a volume moderato, lasciando che il suono si depositi. Non richiede conoscenze teoriche: è un invito semplice all’ascolto consapevole.

Data di uscita e dove trovarlo: Pagine da un diario sarà disponibile sabato 18 ottobre 2025 su tutte le principali piattaforme digitali. Appena i link saranno attivi, aggiornerò questo articolo con i collegamenti diretti all’ascolto e una breve nota di ascolto.

Se seguite questo blog, sapete che qui trovate il contesto delle nuove pubblicazioni: idee compositive, scelte timbriche e curiosità dal mio laboratorio. Nei prossimi giorni condividerò anche un breve teaser video orizzontale e una guida all’ascolto.

Grazie per l’attenzione e per il tempo dedicato all’ascolto.

Roberto Fasciano — Pensieri sommersi: genesi, analisi e riflessioni musicali

 

Introduzione

Appartiene alla raccolta I racconti del mare (Florestano Edizioni, 2007), opera pianistica che esplora le sfumature del paesaggio marino come specchio dell’animo umano.
In Pensieri sommersi la superficie dell’acqua si fa metafora della mente: ciò che appare e ciò che resta nascosto convivono in un equilibrio fragile e profondo.

“Scorrono i pensieri, corre la mia penna su un foglio, come trascorre il tempo.
Tutto fugge via senza orma, né traccia, tra la nebbia d’inverno,
il silenzio sotto le stelle, la pioggia che scende, il moto delle onde;
ma qualcosa resta. L’amore è immortale.”

Una pagina che unisce contemplazione e introspezione, dove la musica si fa tempo interiore, respiro e memoria. 







Analisi musicale

  • Tonalità: Re♭ maggiore

  • Andamento: Lento – Un po’ più mosso – Lento (ripresa con varianti)

  • Forma: ABA

  • Scrittura pianistica: melodia cantabile su armonie dense e cangianti, con accordi sia a parti strette che a parti late, in un linguaggio che intreccia suggestioni tardo-romantiche e sonorità jazzistiche moderne.

  • Figure ritmiche ricorrenti: terzine fluide, che conferiscono al brano una scorrevolezza naturale, come un flusso di pensieri che emergono e si dissolvono.


Linguaggio e significato

La tonalità allargata e la libertà armonica rendono Pensieri sommersi un luogo di sospensione: un pensiero sonoro che vive tra sogno e realtà.
La sezione centrale (“Un po’ più mosso”) introduce un respiro più inquieto e narrativo, come se la superficie del mare fosse attraversata da correnti sotterranee.
La ripresa, invece, trasfigura il materiale iniziale in una luce nuova, più chiara, come dopo una lunga meditazione.


Interpretazione

Brano contemplativo e onirico, chiede all’interprete un suono morbido, introverso, ma pieno di vita interiore.
Le terzine devono fluire come un pensiero ininterrotto, mentre la melodia emerge dal tessuto armonico con naturalezza, quasi “respirando” con il mare.
Il pedale va dosato con attenzione per ottenere trasparenza e profondità, come se il suono provenisse da lontano.


Significato e poetica

Pensieri sommersi è una metafora dell’invisibile: ciò che vive dentro di noi — ricordi, desideri, speranze — come il mondo sommerso sotto la superficie del mare.
È forse il brano più trascendentale della raccolta: non descrive, ma evoca; non racconta il mare, ma lo fa coincidere con la nostra interiorità.
Qui la musica non rappresenta più la natura: è la natura stessa del pensiero.


Ascolta il brano

👉 Spotify: Pensieri sommersi
👉 SoundCloud: Pensieri sommersi
👉 YouTube: Pensieri sommersi


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martedì 14 ottobre 2025

Roberto Fasciano — Riflessi di Luna: genesi, analisi e spartito per pianoforte

Dalla raccolta I racconti del mare (Florestano Edizioni, 2007), Riflessi di Luna è una delle pagine più liriche e visionarie della serie.
Un notturno moderno, dove il mare e la luce dialogano in un gioco di riflessi sonori che unisce calma, sogno e poesia.



Introduzione

Il brano si apre con la didascalia:

“Il riflesso della luna sull’acqua.”

Un’immagine semplice ma profondamente evocativa: la superficie del mare si fa specchio di luce, e la musica ne diventa il riflesso sonoro.
Come accade nei momenti più sospesi del silenzio, Riflessi di Luna nasce da una contemplazione interiore, da un ascolto lento e profondo del paesaggio notturno.


Analisi musicale

  • Tonalità: Sol maggiore

  • Andamento: Adagio

  • Struttura: Introduzione – A – B – A – B – Coda finale

  • Linguaggio armonico: Modale (colori misolidii e lidii, con uso poetico della nona come tensione risolta)

  • Carattere generale: Sognante, contemplativo, poetico

Introduzione
Apre con un arpeggio disteso, quasi come un respiro. Il suono si dilata nello spazio, creando un senso di sospensione.
La luce lunare viene evocata da accordi chiari e risonanti, lasciati vibrare in un’atmosfera di sospensione.

Sezione A
Accompagnamento regolare con arpeggi che si concludono spesso su una nona appoggiata — segno distintivo del linguaggio del brano.
La mano destra canta una melodia dolce e trasparente, come un riflesso che si muove sull’acqua.

Sezione B
Il disegno ritmico si anima: la melodia, pur mantenendo il tono intimo, utilizza figure puntate e un gioco di figura-sfondo che imita il rifrangersi della luce lunare sul mare.
L’armonia si arricchisce di sfumature e modulazioni leggere, con un crescendo espressivo che culmina in una breve sospensione, come una nube che passa davanti alla luna.

Coda finale
Ritorna il materiale della sezione A, ma filtrato da una luce diversa: la musica si dissolve lentamente, fino a spegnersi in un accordo sospeso.
Un ultimo riflesso di luce, che svanisce dolcemente come un ricordo.


Linguaggio e poetica

Riflessi di Luna rappresenta uno dei vertici poetici della raccolta I racconti del mare.
È un brano che parla di silenzio, di luce, di tempo interiore.
L’uso modale e la presenza costante della nona creano una dimensione sospesa, in cui l’armonia si espande come un’onda luminosa.

Il pianista è chiamato a diventare pittore del suono: le sfumature dinamiche, i pedali leggeri, i tempi respirati sono essenziali per restituire la vibrazione del paesaggio lunare.


Per interpreti e ascoltatori

Interpretare Riflessi di Luna significa coltivare l’arte della delicatezza.
Ogni nota ha bisogno di tempo per risuonare, come ogni riflesso necessita di quiete per apparire.

👉 Indicazioni interpretative:

  • Pedale sempre dosato, con risonanze trasparenti.

  • Rubato discreto, seguendo la fluidità dell’immagine.

  • Attenzione ai silenzi: sono parte integrante della struttura poetica.


Ascolta “Riflessi di Luna”

👉 Spotify: Riflessi di Luna

👉 SoundCloud: Riflessi di Luna

👉 YouTube: Riflessi di Luna 





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Roberto Fasciano — Al crepuscolo: genesi, analisi e spartito per pianoforte

 Dalla raccolta I racconti del mare (Florestano Edizioni, 2007), Al crepuscolo è una pagina dedicata al momento sospeso tra luce e ombra, tra giorno e notte.

Un brano contemplativo, dove il suono diventa colore e la musica si fa paesaggio interiore.



Introduzione

Il brano si apre con la didascalia:

“Uno sguardo al passato e uno al futuro. Con questi pensieri mi perdo nella luce soffusa e misteriosa del crepuscolo.”

È un pensiero che racchiude il senso del brano: il crepuscolo come soglia, come spazio intermedio in cui la memoria e l’attesa si incontrano.
Al crepuscolo non descrive un tramonto reale, ma un momento interiore: quello in cui il tempo sembra fermarsi, e il pianoforte diventa voce del silenzio.


Analisi musicale

  • Tonalità: Mi♭ maggiore

  • Andamento: Adagio

  • Struttura: ABA (la sezione B leggermente più mossa; la ripresa A variata, con progressioni e cambi di tonalità)

  • Linguaggio armonico: Tonale con estensioni moderne (none, undicesime e tredicesime)

  • Carattere generale: Contemplativo, luminoso, sospeso

Sezione A
Melodia cantabile alla mano destra, accompagnata da arpeggi ampi alla sinistra. Gli accordi si estendono fino alle undicesime e tredicesime, creando un sound moderno e vellutato, dal respiro quasi jazzistico.
La scrittura tende a dissolversi in ampie risonanze: ogni accordo si apre come una finestra di luce che sfuma lentamente.

Sezione B
Un po’ più mossa, con quartine di crome alla mano destra che danno un carattere improvvisativo e fluido. La sinistra accompagna con arpeggi leggeri che sostengono il fraseggio.
Qui il ritmo si anima, ma senza perdere l’intimità: è un dialogo tra movimento e quiete.

Ripresa A (variata)
Il tema ritorna in forma più rarefatta, impreziosito da piccole modulazioni e progressioni che portano verso un finale sospeso, dolce, sereno.
La musica si chiude come un respiro che si dissolve nella luce del tramonto.


Il significato evocativo

Il crepuscolo è il momento in cui la luce si fa pensiero. In questo brano, la musica non descrive ma suggerisce: la malinconia di ciò che finisce e la speranza di ciò che inizia.
È un viaggio tra silenzio e memoria, dove il pianoforte si fa voce dell’anima.

Come in altri brani della raccolta I racconti del mare, anche qui il mare è presente, ma in modo simbolico: è il mare interiore, quello che riflette la luce di chi lo guarda.


Per interpreti e ascoltatori

Al crepuscolo richiede controllo del suono e sensibilità nel fraseggio.
Ogni nota va lasciata respirare, evitando eccessi dinamici.
Il pedale di risonanza è fondamentale: deve unire senza confondere, per ottenere quella trasparenza che fa del brano una meditazione sonora.

👉 Suggerimento interpretativo: eseguire in tempo libero, con piccoli rubati e sospensioni nei punti di tensione armonica, come a seguire il respiro della luce che cambia.


Ascolta “Al crepuscolo”

👉 Spotify: Al crepuscolo

👉 SoundCloud: Al crepuscolo

👉 YouTube: Al crepuscolo




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