di Roberto Fasciano

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giovedì 23 aprile 2026

Musica contemporanea: perché ha perso identità (e come costruire un nuovo linguaggio)

La musica contemporanea è davvero in crisi, oppure ha perso qualcosa di più profondo?
Oggi si produce moltissimo, ma sempre meno musica è riconoscibile come linguaggio.
Il problema non è il pubblico: è la perdita di identità.

Oggi si parla molto di musica contemporanea. Si scrive molto, si produce molto, si pubblica con una facilità che fino a pochi decenni fa era impensabile. Eppure, nonostante questa abbondanza, si avverte sempre più spesso una sensazione precisa: qualcosa manca. Non è una questione di tecnica, né di mezzi, né di accesso. Manca l’identità. Manca quella qualità che rende un pensiero musicale riconoscibile, necessario, inevitabile.

Si tende spesso a spiegare questa crisi con un’idea ormai diffusa: la musica contemporanea sarebbe difficile, distante, poco accessibile. Ma la storia dimostra esattamente il contrario. Quando un linguaggio è forte, viene percepito anche da chi non possiede gli strumenti per analizzarlo. Non serve comprendere tutto per riconoscere che qualcosa è autentico. Il vero problema, oggi, non è la difficoltà, ma l’assenza di necessità. Molti brani funzionano, ma pochi sembrano inevitabili.

Viviamo in un’epoca in cui il suono è ovunque. Le piattaforme digitali permettono una diffusione continua, la produzione è rapida, persino automatizzabile, e l’ascolto è frammentato, spesso superficiale. Questo ha generato un paradosso evidente: mai come oggi è facile produrre musica, e mai come oggi è difficile costruire qualcosa che resti. Perché il suono, da solo, non basta. Serve una struttura, una direzione, una visione. In una parola, serve un linguaggio.

È in questo contesto che si inserisce l’idea di un possibile “Suono Mediterraneo Contemporaneo”. Non si tratta di un genere, né di un’etichetta estetica, né tantomeno di una semplice evocazione atmosferica. Non è folklore, non è citazione, non è colore locale. È, piuttosto, un’ipotesi di lavoro: trasformare un’identità culturale in linguaggio musicale consapevole. Questo implica un processo complesso, che si articola su tre livelli fondamentali.

Il primo è la memoria, ma una memoria priva di nostalgia. Il Mediterraneo è una stratificazione millenaria di culture, tradizioni, sistemi musicali, influenze che attraversano la Grecia antica, il mondo arabo, la liturgia, la musica popolare. Ma attingere a questo patrimonio non significa copiarlo o riproporlo. Significa comprenderne le logiche profonde, interiorizzarle, farle diventare materiale vivo.

Il secondo livello è la trasformazione. Un elemento tradizionale non diventa contemporaneo perché viene citato o armonizzato. Diventa contemporaneo quando cambia funzione, quando viene inserito in un contesto diverso, quando viene riorganizzato secondo una nuova logica. È qui che avviene il passaggio decisivo: non si tratta più di conservare, ma di costruire.

Il terzo livello è il linguaggio. Senza un sistema coerente, non esiste composizione, esiste soltanto materiale. Il punto non è da dove proviene un suono, ma come viene organizzato nel tempo. È l’organizzazione che genera identità, non la fonte.

Gran parte della musica contemporanea oggi si muove invece tra due poli che, pur sembrando opposti, producono lo stesso effetto: da un lato l’imitazione del passato, dall’altro un’estetica neutra, piacevole ma intercambiabile. In entrambi i casi manca una necessità interna, una direzione riconoscibile. Si scrive molto, ma raramente si costruisce un sistema.

Osservando i grandi compositori, emerge un dato chiaro. Non erano semplicemente versatili o prolifici. Erano inevitabili all’interno di un dominio preciso. Frédéric Chopin ha reso il pianoforte un universo autonomo, trasformandolo in uno spazio espressivo completo. Béla Bartók ha rielaborato il materiale popolare fino a farne un sistema compositivo radicale. Claude Debussy ha ridefinito il rapporto tra suono e armonia, modificando la percezione stessa del tempo musicale. Nessuno di loro si è limitato a utilizzare un elemento. Lo ha trasformato in linguaggio.

Parlare di Mediterraneo in musica, dunque, non significa evocare immagini o atmosfere. Significa lavorare su un sistema. Significa confrontarsi con modalità non funzionali, con strutture ritmiche irregolari, con una concezione del timbro come elemento portante, con una radice vocale del suono che resta anche quando la voce non è presente. È un lavoro di costruzione, non di suggestione.

Il passaggio fondamentale, in questo processo, è quello che porta dal materiale al linguaggio. Un compositore non si distingue per ciò che utilizza, ma per ciò che costruisce. Quando questo passaggio avviene davvero, accade qualcosa di molto preciso: la fonte non è più immediatamente riconoscibile, ma l’identità sì. Non si percepisce più il folklore, ma si percepisce chiaramente da dove proviene quel suono.

In questo scenario, il ruolo del compositore cambia radicalmente. Non basta più produrre musica. In un contesto in cui anche una macchina può generare risultati formalmente corretti, il valore non risiede più nel prodotto in sé, ma nel processo, nella visione, nella capacità di costruire senso. Il compositore torna ad essere, prima di tutto, un pensatore del suono.

Il Suono Mediterraneo Contemporaneo, allora, non è una soluzione definitiva, ma una direzione possibile. Si fonda su tre elementi: identità, struttura e trasmissione. Identità, perché è necessario sapere da dove si parte. Struttura, perché senza un sistema non esiste linguaggio. Trasmissione, perché ciò che si costruisce deve poter essere condiviso, compreso, attraversato anche da altri.

La differenza, oggi, non è tra musica colta e musica accessibile, né tra passato e presente. È tra ciò che passa e ciò che resta. La musica può essere piacevole, efficace, ben costruita. Ma diventa necessaria solo quando è riconoscibile come pensiero. Ed è forse proprio da qui che si può ripartire: non dal suono in sé, ma da ciò che lo rende inevitabile. 

domenica 19 aprile 2026

Il canto di Armida – Roberto Fasciano | brano per violoncello solo da Apuliae Suite

Ci sono composizioni che non nascono da un’idea musicale in senso stretto, ma da una presenza. Il canto di Armida, brano per violoncello solo tratto dall’album Apuliae Suite, si colloca esattamente in questa dimensione: non come racconto, ma come evocazione di una figura sospesa tra leggenda e storia, tra memoria e immaginazione.


Secondo la tradizione, Armida era la bellissima moglie di un castellano, dai capelli corvini e dagli occhi azzurri, protagonista di una vicenda segnata dalla passione e dalla tragedia. Scoperta in una relazione con un cavaliere, fu testimone della sua uccisione per mano del marito e successivamente rinchiusa nelle segrete del castello, dove morì dopo anni di prigionia, consumata dalla disperazione. La leggenda racconta che il suo spirito non abbia mai abbandonato quei luoghi e continui a vagare tra le mura, alla ricerca di un amore perduto, incapace di trovare pace.

Accanto a questa narrazione si colloca una traccia storica documentata, che introduce un ulteriore livello di profondità. Nel 1268, infatti, Sifridina, Contessa di Caserta, fu imprigionata nelle segrete dello stesso castello per aver complottato contro gli Angioini. Dopo undici anni di prigionia, nel 1279, morì senza aver riconquistato la libertà. È plausibile che, nel corso dei secoli, la sua figura si sia sovrapposta a quella leggendaria di Armida, dando origine a una fusione tra realtà e immaginazione, tra documento e racconto. Due donne, forse una sola memoria.

Il canto di Armida non si propone di raccontare questi eventi in modo descrittivo. Non c’è narrazione diretta, né volontà di tradurre in suono una sequenza di fatti. Il brano nasce piuttosto dall’idea di una voce che attraversa il tempo, che non appartiene più a un corpo ma continua a esistere come traccia, come eco. In questo senso, il violoncello diventa lo spazio in cui questa presenza si manifesta: non come rappresentazione, ma come emergenza sonora.

La scelta del violoncello solo non è casuale. Affidato a un solo strumento, il discorso musicale si sviluppa in modo autosufficiente: il violoncello non è solo voce melodica, ma anche fonte armonica, capace di generare al proprio interno la complessità del linguaggio. La sua vicinanza alla voce umana non è qui un semplice dato timbrico, ma una condizione strutturale: il suono respira, si incrina, si tende, si ritrae. Non accompagna, non descrive, ma si pone come voce autonoma, fragile e inevitabile.

La scrittura si sviluppa in un equilibrio costantemente instabile tra continuità e frattura, tra linea e sospensione. Non c’è compiacimento virtuosistico, né ricerca dell’effetto. Il materiale musicale procede per progressivi affioramenti, per tensioni interne, lasciando che il senso emerga nel tempo, senza imporsi. È una forma che non si dichiara, ma si rivela nell’ascolto.

In questo contesto, l’interpretazione assume un ruolo decisivo. Il violoncellista Luciano Tarantino restituisce al brano una dimensione autentica, in cui il suono non è semplicemente prodotto, ma abitato. La sua lettura mette in luce la profondità timbrica dello strumento e la tensione interna della scrittura, restituendo quella qualità sospesa che costituisce il nucleo espressivo del pezzo.

All’interno di Apuliae Suite, progetto vincitore del bando Puglia Sounds Record, Il canto di Armida rappresenta un momento di concentrazione e isolamento. Se la raccolta nel suo insieme esplora il rapporto tra musica, territorio e memoria, questo brano sospende il dialogo per lasciare spazio a una voce sola, più esposta e, proprio per questo, più vulnerabile.

In un contesto contemporaneo in cui la musica tende spesso a riempire e a saturare, Il canto di Armida si muove in direzione opposta. Lavora per sottrazione, riduce il materiale, elimina il superfluo. Non offre una lettura immediata, né cerca consenso. Chiede tempo, attenzione, disponibilità all’ascolto. Più che un brano, è uno spazio da attraversare, in cui il suono non è soltanto forma, ma esperienza.

🎧 Il canto di Armida, da Apuliae Suite, è disponibile su tutte le principali piattaforme digitali.
Composizione e pianoforte: Roberto Fasciano
Violoncello: Luciano Tarantino

Il canto di Armida - Spotify

Il canto di Armida - YouTube

sabato 17 gennaio 2026

Passaggio ad Auschwitz: una pagina musicale per la Giornata della Memoria

 In occasione della Giornata della Memoria, che ricorre ogni anno il 27 gennaio, è tornato al centro dell’attenzione Passaggio ad Auschwitz, brano per pianoforte del pianista e compositore Roberto Fasciano, musicista pugliese attivo tra composizione, didattica e produzione musicale contemporanea.

Il brano, già pubblicato e disponibile all’ascolto, nasce come riflessione musicale sul dolore e sulla sofferenza delle vittime dei campi di concentramento nazisti. Auschwitz – luogo divenuto simbolo della cosiddetta “soluzione finale” – rappresenta uno degli abissi più profondi della storia umana, teatro dello sterminio di oltre un milione di persone, in gran parte ebrei.



Una scrittura pianistica come testimonianza

Passaggio ad Auschwitz non è musica descrittiva né illustrativa in senso tradizionale. La scrittura pianistica si sviluppa invece attraverso un linguaggio potente, drammatico e incalzante, in cui la tensione espressiva è costantemente sostenuta da una materia sonora densa, aspra, priva di compiacimenti lirici. Il pianoforte diventa veicolo di un’urgenza narrativa che non allude, ma afferma, non frammenta, ma incide.

La forza del discorso musicale risiede nella sua capacità di trasmettere il peso storico ed emotivo della tragedia, trasformando il suono in atto di responsabilità. Il pianoforte si fa così strumento di memoria attiva: non racconta, ma testimonia. Non offre consolazione, ma impone un confronto diretto con la violenza della Storia. In questa prospettiva, la composizione si colloca all’interno di una poetica che concepisce la musica come spazio etico prima ancora che estetico, luogo di consapevolezza e di ascolto necessario.

Dal teatro alla raccolta pianistica

Il brano ha avuto anche una significativa vita teatrale: Passaggio ad Auschwitz è stato utilizzato nelle musiche di scena composte da Roberto Fasciano per il capolavoro teatrale di Peter Weiss, L'istruttoria, con la regia di Marco Pilone.

Un contesto drammaturgico di altissimo valore civile, in cui la musica assume un ruolo strutturale: non semplice accompagnamento, ma elemento di profondità emotiva e storica, in dialogo costante con la parola e la scena.

Successivamente, il brano è stato inserito nella raccolta pianistica Storie al pianoforte (Ed. Academy 2009), progetto che riunisce composizioni legate a temi narrativi, storici e memoriali, confermando l’attenzione dell’autore per una musica capace di interrogare il presente attraverso il passato.

Memoria, responsabilità, ascolto

Riproporre oggi Passaggio ad Auschwitz significa riaffermare il valore della memoria come responsabilità collettiva. In un tempo in cui la distanza storica rischia di trasformarsi in indifferenza, la musica può ancora offrire uno spazio di ascolto profondo, non retorico, non spettacolare.

La Giornata della Memoria non è soltanto commemorazione, ma esercizio critico di consapevolezza. In questo senso, la musica – quando rinuncia a ogni forma di compiacimento – può diventare uno strumento potente di riflessione e di testimonianza.

Passaggio ad Auschwitz si inserisce in questa prospettiva: una pagina pianistica essenziale, severa, necessaria.

venerdì 26 dicembre 2025

Puer Apuliae: oggi 26 dicembre 2025 esce il mio brano per cinque violoncelli dedicato a Federico II

 Oggi, 26 dicembre 2025, nel giorno del compleanno di Federico II di Svevia, pubblico sulle principali piattaforme digitali il singolo “Puer Apuliae”, una composizione per cinque violoncelli che ho scritto nel 2022. Ho scelto questa data con intenzione: non come semplice ricorrenza, ma come segno simbolico. Federico II – lo “Stupor Mundi” – è una figura che ha inciso profondamente nella storia culturale del Mediterraneo e della Puglia; la sua eredità non è solo materia da manuale, ma continua a generare immaginari, tensioni e domande. In Puer Apuliae ho provato a trasformare quell’energia in musica.

Sono un compositore tranese contemporaneo, attivo nel panorama musicale italiano, e in questo progetto ho voluto coniugare due direttrici che considero centrali nel mio lavoro: da un lato la scrittura strumentale come architettura (struttura, polifonia, registri, equilibrio); dall’altro l’idea che la musica possa essere una forma di racconto, capace di evocare identità, memoria e territorio senza diventare illustrazione.

Perché “Puer Apuliae”

Il titolo Puer Apuliae richiama la Puglia come luogo di formazione e di destino, e la giovinezza come origine di una traiettoria. Federico II, pur essendo una figura “europea” e mediterranea insieme, è legato in modo speciale a questa terra. Ho immaginato il brano come un percorso: non una biografia in suoni, ma una narrazione per immagini interiori, dove la musica alterna densità e rarefazione, chiarezza e mistero, energia e contemplazione.

In altre parole: mi interessava l’idea di una presenza, più che la descrizione di un evento. L’ascolto, idealmente, dovrebbe restituire una tensione costante fra radicamento e apertura, fra identità territoriale e respiro universale.

Un organico raro: cinque violoncelli

Scrivere per cinque violoncelli significa lavorare con un “monocolore” timbrico che, proprio perché apparentemente uniforme, obbliga a una ricerca molto fine. Il violoncello può essere voce, basso, sostegno armonico, canto lirico, contrappunto, materia scura e luce improvvisa. In un quintetto di violoncelli la sfida è duplice:

  • mantenere leggibilità nella stratificazione;

  • creare profondità senza appesantire il suono.

In Puer Apuliae la polifonia non è un ornamento: è il modo con cui la musica costruisce spazio, prospettiva e significato. Le linee si intrecciano, si sostengono, si contraddicono, talvolta si addensano fino a diventare “architettura” timbrica. È anche per questo che, a livello immaginativo, il mio pensiero è tornato più volte alle geometrie e ai simboli dell’Italia meridionale federiciana.

Il brano dal vivo: Apulia Cello Ensemble

Prima di arrivare alla pubblicazione digitale, Puer Apuliae ha già avuto una vita importante: è stato eseguito con successo in tournée dal Quintetto Apulia Cello Ensemble. Per un compositore, il passaggio dal foglio al suono reale è decisivo: l’interpretazione dal vivo chiarisce, mette alla prova, conferma o suggerisce nuovi dettagli. Quelle esecuzioni hanno dato al brano concretezza, respiro, esperienza pubblica.

Oggi, con l’uscita sulle piattaforme, Puer Apuliae entra in una fase diversa: quella dell’ascolto ripetuto, della scoperta per dettagli, della fruizione individuale.

Una produzione particolare: la registrazione multitraccia di Sérgio Rabello

La versione che pubblico oggi nasce da una registrazione in multitraccia realizzata dal violoncellista brasiliano Sérgio Rabello. Questa scelta produttiva non è “solo tecnica”: il multitracking, in un brano polifonico e stratificato, consente un controllo molto accurato sull’equilibrio tra le parti, sulla chiarezza delle linee, sulla resa dinamica e sulle micro-intonazioni dell’insieme.

Il risultato che cercavo era una tessitura profonda ma leggibile: una densità sonora in cui il dettaglio non venga inghiottito, e in cui la polifonia rimanga percepibile anche a un ascolto non specialistico. In questo senso, la produzione diventa parte integrante dell’interpretazione.

Perché pubblicarlo proprio oggi

Pubblicare Puer Apuliae il 26 dicembre significa legare una nuova musica al giorno di nascita di Federico II, e quindi alla sua capacità – ancora attuale – di essere ponte fra mondi, culture e linguaggi. È un gesto simbolico che mi interessa anche sul piano contemporaneo: oggi più che mai abbiamo bisogno di strumenti (anche artistici) per pensare l’identità non come recinto, ma come dialogo.

Tra i compositori tranesi viventi, sento il dovere e la responsabilità di contribuire a una narrazione culturale in cui Trani e la Puglia non siano soltanto cornice, ma contenuto vivo: ricerca, visione, progettualità.

Ascolta “Puer Apuliae” (link)

Da oggi Puer Apuliae è disponibile su Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube Music e sulle principali piattaforme.

Se vuoi sostenere concretamente il progetto: il gesto che aiuta di più è ascoltare, salvare tra i preferiti e condividere.

Ascolta ora Puer Apuliae Spotify

domenica 7 dicembre 2025

Il sogno e la memoria: la nuova pubblicazione digitale di un brano del 2009 dalle “Storie al pianoforte”

 Con l’uscita del nuovo singolo Il sogno e la memoria, Roberto Fasciano torna a condividere una pagina significativa del suo repertorio pianistico. Il brano, composto nel 2009 e pubblicato nella raccolta Storie al pianoforte (Edizioni Academy), è un tassello prezioso della produzione dell’autore: una musica che esplora il rapporto tra sogno, ricordo e interiorità attraverso un linguaggio limpido e profondamente comunicativo.

La raccolta Storie al pianoforte riunisce una serie di brani nati con una forte vocazione narrativa. Ogni pezzo sembra raccontare un frammento di vita, un’immagine, una sensazione catturata nel tempo. In questo contesto, Il sogno e la memoria rappresenta forse uno dei momenti più contemplativi: il gesto pianistico diventa voce interiore, la melodia emerge come un ricordo lontano che affiora alla superficie, mentre l’armonia accompagna questo processo con discrezione e delicatezza.

Dal punto di vista musicale, il brano si caratterizza per la sua struttura essenziale ma evocativa. Le frasi sono scolpite con attenzione, quasi come se ogni nota fosse un passo in un paesaggio emotivo privato. La scrittura pianistica è fluida, con un equilibrio costante tra linearità melodica e spazi di risonanza. L’aspetto timbrico, particolarmente curato, crea un’atmosfera sospesa, in cui il tempo sembra dilatarsi.

La pubblicazione del singolo su tutte le principali piattaforme digitali rappresenta un momento importante: un’opera pianistica nata più di quindici anni fa trova oggi una nuova vita nel contesto contemporaneo dello streaming, rendendosi accessibile a un pubblico più ampio e variegato. Per chi segue il percorso compositivo di Roberto Fasciano, si tratta di un ulteriore tassello nella costruzione di un repertorio coerente, riconoscibile e profondamente personale.

Il sogno e la memoria invita l’ascoltatore a un viaggio intimo, in cui memoria e immaginazione si intrecciano in un linguaggio musicale che non ha bisogno di grandi gesti per comunicare. È un brano che parla sottovoce, ma con sincerità.

La versione digitale del brano è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.

ROBERTO FASCIANO Il sogno e la Memoria

mercoledì 5 novembre 2025

Roberto Fasciano — “Ed è subito follia”: nuovo singolo per pianoforte (da Storie al pianoforte)

Storie al pianoforte è una raccolta nata dal rapporto più diretto e personale tra il pianista e il proprio strumento: una narrazione senza parole, fatta di immagini interiori, emozioni improvvise e memorie che affiorano.


“Ed è subito follia” è uno dei brani più intensi di questa raccolta. Una pagina in cui il moto del pensiero diventa musica, trasformandosi in un vortice improvviso, in una vertigine emotiva, in un lampo che attraversa l’anima.

«Un lampo nella mente, una vertigine improvvisa: ed è subito follia.»

Carattere e linguaggio musicale

Il brano è scritto in Re minore e presenta un andamento animato, con una scrittura pianistica tesa, nervosa, a tratti quasi concitata.

  • Sezione A (4/4): figura ritmica incalzante, frasi brevi, respiro agitato.
  • Sezione B (4/4): intensità crescente, tensione armonica che si dilata.
  • Ripresa di A (6/4): la metrica si allarga, come un cuore che accelera.
  • Coda (4/4): un ritorno improvviso al silenzio, sospeso.

Il carattere è tormentoso e drammatico, ma non privo di fragilità: è il momento in cui la ragione vacilla e l’emozione prende il sopravvento.

Un brano che ha già una storia

Alcuni brani della raccolta sono stati utilizzati come colonna sonora dello spettacolo teatrale L’Istruttoria di Peter Weiss, con la regia di Marco Pilone: contesto in cui la musica ha dato voce a stati psicologici estremi, tensioni profonde e silenzi pieni di significato.

Ascolta “Ed è subito follia”

🎧 Spotify: Ascolta ora
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La musica è un luogo interiore. Ogni ascolto è una piccola rivelazione.

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venerdì 31 ottobre 2025

Roberto Fasciano – The Angel of Darkness: un racconto in musica tra luce e ombra

 

Un nuovo brano per pianoforte di Roberto Fasciano


The Angel of Darkness è una composizione originale per pianoforte di Roberto Fasciano, scritta in tempo ternario (Andante, 3/4), dal carattere dolce e malinconico. Il brano nasce dal desiderio di tradurre in suono la sottile linea che separa la luce dall’oscurità, la pace dal silenzio, la notte dal primo chiarore dell’alba.

L’opera si sviluppa attraverso un linguaggio melodico limpido e intimamente cantabile, sostenuto da un’armonia trasparente e riflessiva. Le sonorità sono morbide, la pulsazione regolare e quasi ipnotica, come se ogni battito racchiudesse un respiro, una preghiera, un gesto sospeso nel tempo.

Un’ispirazione notturna

La scena immaginata è quella di un angelo della notte che, seduto su una mezzaluna argentata, ascolta la musica del mondo e la trasforma in luce. La notte diventa così il luogo dell’ascolto, della memoria e della rinascita. L’oscurità non è più assenza, ma un silenzio che prepara la rivelazione.

In questo senso, The Angel of Darkness rappresenta una delle pagine più poetiche del repertorio pianistico di Roberto Fasciano: una musica capace di evocare immagini e sentimenti, di unire contemplazione e speranza, malinconia e dolcezza.

Struttura e linguaggio musicale

Il brano è costruito su una forma libera, in cui episodi contrastanti emergono e si dissolvono con naturalezza. Il tema principale ritorna più volte, come un ricordo che non vuole svanire. La scrittura armonica, pur restando tonale, si apre a sfumature modali e cromatiche che ampliano la percezione dello spazio sonoro.

L’uso del registro medio-grave del pianoforte crea profondità, mentre la linea melodica, spesso affidata alla mano destra, disegna archi espressivi che si distendono in un clima di sospensione e quiete.

Musica per un momento di silenzio

Come molte delle opere di Roberto Fasciano, anche The Angel of Darkness è pensato per chi desidera ritrovare nel suono un luogo di intimità. È una musica che parla piano, che invita all’ascolto profondo, che accompagna la meditazione, la lettura o la semplice contemplazione di una sera d’autunno.

Guarda e ascolta il video ufficiale

Il video ufficiale di The Angel of Darkness è pubblicato sul canale YouTube di Roberto Fasciano e offre un racconto visivo parallelo: un viaggio poetico tra immagini, luce e suono, in cui la figura dell’angelo si intreccia con quella del pianista, fino a dissolversi nella stessa musica.

🎧 Guarda il video su YouTube → The Angel of Darkness